? Ettore Majorana - Di Renzo Editore

Articoli e Recensioni - 2002 -2006

"Perchè, vede, al mondo ci sono varie categorie di scienziati; gente di secondo e terzo rango, che fan del loro meglio ma non vanno molto lontano. C'è anche gente di primo rango, che arriva a scoperte di grande importanza, fondamentali per lo sviluppo della scienza. Ma poi ci sono i geni, come Galileo e Newton. Ebbene, Ettore era uno di quelli.

Majorana aveva quel che nessuno altro al mondo ha.

Enrico Fermi

 

Panorama del Tirreno, n.4/5 maggio 2002, pag. 9

Majorana uomo di scienza

Armando Ferraioli


[Erasmo Recami, Il caso Majorana, Di Renzo Editore, Roma]

La misteriosa scomparsa di Ettore Majorana, a distanza di oltre sessanta anni da quella tragica notte tra il 25 e 26 marzo 1938, non ha ancora smesso di suscitare ondate d’interesse da parte del pubblico. Questo libro, in cui rivive commosso il ricordo dell’eminente fisico catanese, intende ripercorrere la breve, e per questo tanto più eccezionale, storia privata e pubblica di uno dei più alti ingegni che la scienza del Novecento abbia avuto.
Sorretto da un estremo rigore di ricostruzione storica e da una facile comunicativa, il libro di Recami, già altre volte cimentatosi in questo vivo impegno di compiere opera di giustizia e doveroso omaggio alla memoria dell’uomo che è dietro la figura del cattedratico e dello scienziato, si snoda in due parti; la prima è dedicata, oltre alla controversa e spinosa questione della scomparsa, alla celebrità conseguita, al rapporto con la famiglia, al caldo ricordo degli amici, al ruolo determinante della sua attività, all’interesse storico che riveste l’epistolario; la seconda, che si sviluppa parallela alla prima, raccoglie invece un numero consistente di scritti di varia natura comprensivi di lettere, cartoline, appunti, documentazioni relative ai suoi illustri studi e soprattutto testimonianze dell’epoca che aiutano a ricostruire fonti più o meno attendibili sulla sua morte o sulla sua eventuale presenza in Argentina.
I lettori troveranno molti motivi d’interesse proprio nell’eccezionale carteggio che costituisce un avvenimento di grande spessore culturale attraverso il quale possiamo assistere alle varie tappe e all’evoluzione che hanno scandito la sua vita professionale e umana.
Un grande documento che rivela l’intensità e la profondità di una vita vissuta all’insegna della scienza nella cui fede il nostro, qualora si accetta la probabile pista del suicidio, non ha trovato più essere incrollabile e che, se non giustifica l’atto estremo, è tuttavia una grande lezione di civiltà e di “semplice buon senso”: una testimonianza coraggiosa e dilatata dell’interpretazione e del senso ultimo della scienza di cui il nostro è stato protagonista e “vittima”.


Corriere della Sera, sabato 16 novembre 2002, pag. 59

Editori romani
Di Renzo, una passione per i dialoghi-interviste

Edoardo Sassi


«Nata quasi per gioco nel 1988», racconta l’editore. ma diventata in quattordici anni un’azienda con 19 impiegati, 151 titoli in catalogo e un’uscita media che oggi si attesta sui 25 libri l’anno. L’«editore per caso» come lui stesso si definisce, si chiama Sante Di Renzo, ha 58 anni e un passato di lavoro in un’industria farmaceutica. «Sono un chimico. E uno psicoanalista. La scienza è stato l’elemento trainante anche per i volumi della casa, ma i miei interessi culturali sono sempre stati contrastanti». E all’insegna di un certo eclettismo si è infatti sviluppata la produzione della Di Renzo Editore, la cui avventura inizia con la pubblicazione degli scritti del matematico italiano Fantappié. A seguire, la collana «I Dialoghi», ancora oggi elemento distintivo del catalogo, nata dalla curiosità dell’editore per i personaggi dalle eccezionali biografie. Libri intervista a grandi protagonisti della scienza, dell’arte, della filosofia, che Di Renzo ha incontrato in prima persona: «Sono volumi particolari, di 70-90 pagine e di facile lettura, che non riportano le domande dell’intervistatore ma solo le risposte dell’intervistato. Un modo per annullare la vanità personale, dando risalto al personaggio». la prima ad accettare il «colloquio» fu Margherita Hack. Poi seguirono, fra gli altri, Edoardo Boncinelli, Federico Zeri, Emmanuel Milingo, Ernst Nolte e Noam Chomsky. Successo hanno inoltre avuto i volumi di Erasmo Recami («Il caso Majorana» e quello dei professori universitari di fisica Fabio Cardone e Roberto Mignani, intitolato «Enrico Fermi e i secchi della Sora Cesarina». un libro in cui si racconta come i secchi d’acqua, lasciati dalla donna delle pulizie nel laboratorio di via Panisperna, aprirono la strada alla scoperta della fissione.


TeleRadio PadrePio, giovedì, 10 luglio 2003, news

Coraggio e Idee al servizio della Scienza

Nicola Morcavallo

Entusiasmo, coraggio ed intraprendenza, forse non ci sono migliori ingredienti per assaporare l’avventura di Sante Di Renzo, chimico e psicoanalista votatosi al mondo della Cultura e dell’Editoria.
Una bella scommessa, quella della Di Renzo Editore , nata non tanto per caso, come lo stesso Editore tiene a precisare dai microfoni di Tele Radio Padre Pio “in quanto la componente di casualità non risulta essere fondamentale nella realizzazione dei propri progetti se si fa leva, essenzialmente, su una buona dose di coraggio ed intraprendenza che spingono a cercare nuove mete ancor prima di aspettare passivamente che siano queste a bussare alla propria porta”.
La Casa Editrice Di Renzo inizia la propria attività nel 1988 grazie all’incontro con eminenti personalità del mondo scientifico, primo fra tutti Giuseppe Arcidiacono grandissimo scienziato che è stato tra l’altro il promotore di molte iniziative culturali e curatore di alcune collane.
“I nostri primi libri pubblicati – ricorda il dott. Di Renzo – riguardano gli scritti di Luigi Fantappié, noto matematico italiano, curati proprio dall’allievo Arcidiacono da poco scomparso; ma grande impulso è stato dato alla casa editrice a seguito della pubblicazione della collana I DIALOGHI; volumi intenzionalmente agevoli e di facile lettura, frutto degli incontri che io stesso ho avuto con autori, italiani e stranieri, espressione delle più diverse discipline scientifiche come il professor Aldo Carotenuto, Noam Chomsky, Edoardo Boncinelli, Umberto Guidoni, Federico Zeri, George Mosse ed Ernst Nolte per citarne alcuni”.
Da sottolineare anche il successo che hanno avuto il libro di Erasmo Recami “Il Caso Majorana” e quello di Cardone e Mignani “Enrico Fermi e i secchi della Sora Cesarina” sulla scoperta dell’energia atomica.
Nelle dieci collane presenti in catalogo, grande attenzione è rivolta all’università e alle scuole nelle quali Sante Di Renzo ama entrare “per far accendere quanto più possibile nei giovani quelle passioni che spesso covano al proprio interno, ma che non sempre riescono a coltivare per mancanza di idee e di un linguaggio ad essi più vicino”.
Impegno, quindi, che non si limita alla pubblicazione di testi, ma che mira a far germogliare tramite il seme della conoscenza e della divulgazione scientifico-umanistica quelle potenzialità intellettuali delle quali il nostro paese è da sempre terreno fertile.


Libero, mercoledì 28 settembre 2005, pag. 26

Bergamoscienza: in primo piano la vita e l’opera
di uno dei più grandi fisici di tutti i tempi

Majorana e il giallo di un quaderno perduto

Alessandra Mori

BERGAMO Ci sono scienziati che hanno impiegato una vita intera per raggiungere risultati importanti. Altri che lo hanno fatto in pochissimo tempo. Ettore Majorana è uno di questi. Bambino prodigio con una naturale inclinazione al calcolo, ha dato prova delle sue incredibili capacità di fisico teorico (Enrico Fermi lo definì un genio al pari di Galileo e Newton) durante tutta la sua breve esistenza. Aveva solo 31 anni quando, nel 1938, è scomparso nel nulla, lasciando credere di essersi tolto la vita. Ma il cadavere non è mai stato trovato e la sua fine - qualunque sia stata - è ancora avvolta nel mistero. Tanto che il personaggio continua a suscitare curiosità e interesse. Non solo come scienziato, ma anche come uomo. Ed è proprio questo duplice aspetto che ieri è stato affrontato da Erasmo Recami - docente di fisica alla facoltà di ingegneria dell'università degli studi di Bergamo - nell'ambito della manifestazione Bergamoscienza.
Trent’anni di studi che Recami ha raccolto nel libro “Il caso Majorana: epistolario, testimonianza, documenti” (Oscar Mondadori nel ’91 e ristampato da Di Renzo Editore nel 2002). Materiale che Recami ha raccolto consultando diversi archivi e incontrando la sorella minore di Majorana, Maria, che nella cassaforte di famiglia ha trovato un quaderno rosso con le ultime lettere del fratello. «Ritirato in convento, emigrato in Argentina, morto suicida? Più che trovare il suo corpo - ha detto Recami - sarebbe importante trovare i suoi ultimi lavori, quelli che diede alla sua allieva più bella e più brava, della quale forse era segretamente innamorato, prima di scomparire. Col proposito di parlarne insieme il giorno successivo». Lei si chiama Gilda Senatore, vive tra Capri e Napoli, è ancora in forma nonostante i suoi 90 anni e non ha mai smesso di litigare con il marito, all’epoca assistente di fisica, che consegnò quei preziosi appunti al suo professore dell'istituto di fisica di Napoli Carrelli, facendone perdere ogni traccia.
Una perdita notevole se si pensa che dei risultati raggiunti dal fisico teorico italiano forse più brillante del secolo scorso è rimasto molto poco. Aveva l'abitudine di scrivere problemi e formule sui pacchetti di sigarette, che poi regolarmente buttava. E infatti ha pubblicato solo nove comunicazioni scientifiche. «Tra i suoi lavori, l’equazione a infinite componenti che descrive simultaneamente tutte le particelle elementari, e la stabilità dei nuclei atomici», racconta Recami, sottolineando il rifiuto del giovane Ettore di comunicare i suoi risultati. (A cominciare da una teoria sulle particelle elementari che aveva comunicato come conclusa, ma di cui non rivelò mai nulla. Forse era stata scritta proprio sul quadernetto consegnato a Gilda Senatore e poi scomparso. Forse si trattava della teoria con cui il genio siciliano era riuscito a strappare alla natura una delle leggi fondamentali dell'universo). Come quando i Joliot-Curie avevano scoperto il neutrone senza rendersene conto: lui lo capì e tuttavia non pubblicò niente. Lo fece solo in un secondo momento, convinto da Enrico Fermi. Quel professore di fisica che non esitò a chiedere la collaborazione dello stesso capo del governo, Mussolini, per dare maggiore impulso alle ricerche dello scienziato scomparso. Quel professore per il quale Majorana aveva cambiato i suoi studi, passando dalla facoltà di ingegneria a quella di fisica, appunto, ma non prima di averlo messo alla prova. «Fermi stava lavorando al modello statistico poi chiamato "Thomas-Fermi" quando Ettore lo conobbe in istituto», ricorda Recami. «Il giorno dopo Majorana tornò da Fermi con un foglietto, dove aveva annotato la soluzione a mano, che confrontò con la tabella numerica del professore: voleva verificare la correttezza dei risultati di Fermi perché dei suoi era sicuro. E si stupì che fossero giusti».
Ma Majorana non era solo il giovane brillante e impertinente, che dall'alto della sua bravura criticava perfino i suoi in segnanti. Era anche il fratello che aiutava la sorellina Maria nei compiti di matematica e le insegnava i nomi delle stelle. E dietro la sua apparente presunzione, che si trasformava in simpatia con gli amici più stretti, forse si nascondeva anche una persona timida e riservata. In una parola l'altra faccia dello scienziato, l'uomo.


Il Mattino, lunedì 25 ottobre 2005

Majorana, un genio

Guido Trombetti

Oggi alle 16 nell’aula magna della Federico II si inaugura l’annus mirabilis della fisica che cade nel 2005. Cento anni dopo la pubblicazione di tre lavori fondamentali di Einstein. Tali lavori riguardavano la teoria della relatività ristretta, l'ipotesi del “quanto di luce” (per cui ricevette il premio Nobel) e la teoria del moto browniano. Essi cambiarono la storia del pensiero umano. In particolare il lavoro sulla relatività ristretta che poneva le basi della relatività generale. Il tempo per Galileo era assoluto. Cioè i fenomeni che apparivano simultanei ad un osservatore dovevano apparire tali ad ogni altro osservatore. Tale idea veniva rivoluzionata e sostituita da Einstein con una definizione “pratica” di simultaneità. In seguito ad essa eventi simultanei per un osservatore potevano non essere tali per un altro. Si faceva salvo il rapporto di causa-effetto che restava indipendente dall'osservatore. Un simile salto di qualità ha pochi precedenti nella storia dell'uomo. Si comprende allora perché i fisici abbiano deciso di proporre il 2005 come anno mondiale della fisica, con l'alto patrocinio dell'Onu e dell'Unesco.
L'incontro inaugurale (realizzato grazie all'inarginabile entusiasmo giovanile di Bruno Preziosi) fa perno sul ritrovamento di una parte delle lezioni tenute da Ettore Majorana a Napoli tra gennaio e marzo del ‘38. Lezioni sulla cui scomparsa si era sviluppato negli anni un piccolo giallo. Del quale anche si parlerà oggi. Furono pubblicate nel 1987, tratte dal manoscritto originale depositato da Amaldi alla Domus Galileiana di Pisa. Il sospetto che fossero incomplete era forte. La novità è che il figlio di Eugenio Moreno, matematico napoletano, ha fornito una copia degli appunti che il padre aveva copiato da quelli lasciati da Ettore Majorana. Fu Caccioppoli ad invitare Moreno a prender nota delle lezioni di Majorana. Le lezioni che egli ha trasmesso ai figli coincidono esattamente con quelle già note (anche nei refusi); peraltro quelle finora ignote sono redatte nello stile proprio di Ettore Majorana. Quella di Majorana è una vicenda che si collega con un filo sottile all'esistenza drammatica di tante grandi menti. Capaci di indagare la profondità dei più riposti meandri del pensiero (scientifico, artistico...) ma incapaci di dare senso comune alla propria esistenza. Galois, Caccioppoli, Pavese, Caffè...
Perché iniziare proprio con Majorana? Soltanto per la curiosità che suscita il mistero sviluppatosi intorno alla sua scomparsa? Rispondiamo con la parole di Enrico Fermi: “Al mondo ci sono varie categorie di scienziati; gente di secondo e terzo rango che fan del loro meglio ma non vanno molto lontano. C’è gente di primo rango che arriva a scoperte fondamentali per lo sviluppo della scienza. Ma poi ci sono i geni, come Galileo e Newton. Ebbene Ettore era uno di quelli. Majorana aveva quel che nessun altro al mondo ha; sfortunatamente gli mancava quel che è invece comune trovare negli altri uomini, il semplice buon senso”. Nasce a Catania il 5 agosto 1906 da una famiglia di agiati professionisti. Compie studi classici. Si iscrive alla Facoltà di ingegneria. Si trasferisce poi al corso di laurea in fisica dopo un colloquio con Fermi. In realtà seguendo la sua incontenibile passione per la scienza pura. Entra subito nel celebre gruppo dei ragazzi di via Panisperna creato dalla lungimiranza di Orso Maria Corbino intorno ad Enrico Fermi e di cui fecero parte fuoriclasse del calibro di Segrè, Amaldi, Pontecorvo e Rasetti. Nel 1937 è nominato ordinario di fisica teorica presso l'Università di Napoli per chiara fama, “per l'alta fama di singolare perizia cui è pervenuto...”, recitava il regio decreto di nomina. Scompare tra il 26 ed il 27 marzo 1938 nel più fitto mistero.
L'attività scientifica di Majorana è contenuta in soli nove articoli. Si vuole che fosse pervenuto a formulare le basi della teoria dei nuclei leggeri. Ne aveva discusso in istituto e Fermi cogliendone l'importanza gli aveva consigliato di pubblicare il lavoro. Non solo non lo fece ma vietò di parlarne nel rapporto su "Lo stato della fisica del nucleo atomico" che Fermi tenne a Parigi il 7 luglio 1932. In quel periodo appare il primo lavoro di Heisenberg (successivamente premio Nobel) sulle forze di scambio. Grande fu l'amarezza di tutto l'ambiente. Majorana non aveva nemmeno permesso che si parlasse delle sue idee! Eppure erano per lo meno contemporanee a quelle di Heisenberg. Le forze di scambio nucleare sono oggi spesso chiamate forze di Heisenberg-Majorana. Viveva sempre più in solitudine. Persino i suoi più cari amici facevano fatica a vederlo. Amaldi che si doleva di un suo certo allontanamento dall'attività di ricerca ricorda: “i suoi interessi filosofici si erano fortemente accentuati tanto da meditare a fondo le opere di vari filosofi, in particolare quelle di Schopenhauer”. Il 25 marzo del 1938 parte da Napoli in nave per Palermo. Ha con sé parecchio danaro ed il passaporto. Scrive una lettera a Carrelli, direttore dell'istituto di fisica, in cui manifesta propositi suicidi. Giunto a Palermo spedisce un telegramma ancora a Carrelli per smentire la lettera. "Il mare mi ha rifiutato - dice - ...non mi prendere per una ragazza ibseniana...". Riparte da Palermo la sera del 26 e da allora non se ne sa più niente. Le ricerche, sollecitate dalla famiglia e da Enrico Fermi personalmente a Mussolini sono spasmodiche ma non approdano a nulla. Sono state fatte e vagliate tutte le possibili ipotesi. Anche le più fantasiose. Le più estreme. Si è lanciato in mare tra Palermo e Napoli. Ciò, stante a testimonianze di passeggeri, non potrebbe essere avvenuto che in acque dove, dicono gli esperti, prima o poi le correnti avrebbero restituito il corpo. Si è rifugiato in un convento per meditare sulle conseguenze agghiaccianti degli studi sull'energia atomica che egli avrebbe previsto. Tesi cara a Sciascia, sostenuta in un suo bellissimo libro. Tesi avvalorata da alcuni testimoni. Avrebbe chiesto di fare un esperimento di vita religiosa alla chiesa del Gesù Nuovo e poi al convento di San Pasquale a Portici. La famiglia chiese l'intervento di Papa Pacelli per sapere se non dove fosse, almeno se fosse vivo. Nulla. È andato in Germania perché simpatizzante del nazismo. È scappato in Argentina. Si è rifugiato sulle montagne del Cilento, giura, nel 1993, Andrea Amoresano, un pastore novantenne. Quella del Cilento era una pista già battuta dalla famiglia con convinzione. In realtà ad oggi non si può concludere che con le parole di Fermi: "Majorana, con la sua intelligenza, se avesse deciso di scomparire e di far scomparire il suo cadavere, ci sarebbe riuscito". O con quelle del Fu Mattia Pascal richiamate Erasmo Recami nel suo bel libro Il caso Majorana (Di Renzo Editore): "Chissà quanti sono... nelle mie stesse condizioni. Si lascia il cappello e la giacca, con una lettera in tasca, sul parapetto d'un ponte... e, poi, invece di buttarsi giù si va tranquillamente: in America o altrove".


il Sole-24 Ore, domenica 6 agosto 2006, scienza e filosofia, pag. 34

Majorana non è solo «scomparso»

Sylvie Coyaud

La notizia persa e ritrovata la settimana scorsa era una clamorosa misura di polarizzazione del vuoto pubblicata in marzo da un gruppo di italiani a partire da un’idea che risale a un articolo di Werner Heisenberg uscito nel 1936. Coincidenza, quella stessa polarizzazione viene data per scontata con tranquilla sicurezza già otto anni prima da Ettore Majorana in un testo intitolato “e2 hc?”, si scopre nei suoi Appunti inediti di fisica teorica che escono giusto in tempo per commemorare il centenario della nascita, il 5 agosto 1906.
Sono proprio appunti, poche pagine per volta di formule e calcoli fatti a mente, un libro da regalare a studenti – se molto motivati - così impareranno a osare. A fisici provetti, perché un giorno in cui mancherà loro l’ispirazione, l’apriranno a caso e fra le righe vedranno l’autore dialogare con Paul Dirac, Erwin Schroedinger, Enrico Fermi e altri contemporanei, superarli, spingersi più avanti dove ancora non ha interlocutori. Li avrebbe trovati più tardi e da allora non gli sono più mancati, dice Ignazio Licata in una nota introduttiva al numero speciale che ha organizzato per il centenario dell’«Electronic Journal of Theoretical Physics».
Oltre a essere per specialisti, la rivista è elettronica, appunto, ma chi vuol leggerla sulla sdraio sarà grato all’editore che la pubblica su carta.
“Tutti gli articoli [pubblicati in vita, ndr] di Majorana, nessuno escluso, si sono rivelati una vera miniera per ogni generazione di fisici teorici…” scrive Licata nella sua rubrica su «Golem» di agosto (www.golemindispensabile.it). Ma “in questi ultimi anni si è assistito a un ulteriore interesse per l'eredità di Majorana. L'ampliarsi dei territori della fisica teorica ha favorito infatti una consapevolezza crescente della connessione profonda tra simmetrie e interazioni, e una rinnovata visione dei rapporti tra fisica teorica e matematica. Come scrive efficacemente Roger Penrose, più comprendiamo le leggi fisiche più entriamo nel mondo astratto dei concetti matematici. Ogni generazione di teorici ha tratto nuovi temi dai lavori di Majorana, le idee e le strutture da lui ideate hanno trovato eleganti e feconde applicazioni in campi diversi.” Per esempio nelle teorie quantistiche di campo, nelle geometrie non commutative, nello studio delle correlazioni non-locali o nel quantum computing.
Questo risponde alla domanda “Majorana era bravo sul serio, o se ne parla ancora solo perché è scomparso?” che riecheggia spesso in questi giorni, anche fra gente colta, anche fra scienziati di altre discipline. Era un genio, lo ammetteva persino Enrico Fermi che usava la parola con parsimonia estrema. Ma del genio si è perso il ricordo. È prevalso il “giallo” per merito di Leonardo Sciascia, o per sua colpa, stando al titolista del Corriere della Sera, lunedì scorso. “Sciascia comprende perfettamente che in Majorana c'è un'insoddisfazione di fondo che diventa spesso, per compensazione, teatrale e mistificatoria,” scrive invece Licata, e a proposito di una sicilianità che è anche la sua, ne cita la frase: “come tutti i siciliani migliori, Majorana non era portato a far gruppo [...] sono i siciliani peggiori quelli che hanno il genio del gruppo, della cosca.”
La notizia persa e ritrovata oggi è che da mezzo secolo lo stile Majorana, “singolare sintesi di fantasia matematica e intuito fisico” è stato adottato da teorici migliori. Si riconoscono subito: usano la matematica come un poeta la lingua madre, sono più a loro agio nei rapporti tra campi, forze e particelle che nei rapporti umani e hanno per la fisica il senso di Smilla per la neve.

Ettore Majorana, Appunti inediti di Fisica teorica, a cura di Salvatore Esposito ed Erasmo Recami, Zanichelli, Bologna, 519 pagine, 40 euro.
AA.VV. Majorana Legacy in Contemporary Physics, a cura di Ignazio Licata, «Electronic Journal of Theoretical Physics», Di Renzo Editore, Roma, 364 pagine, 32 euro.


EMMECIQUADRO, agosto 2006, pagina 125/128

Il caso Majorana

Simone Morgese

Così inizia l’ultima lettera di Ettore Majorana spedita da Napoli prima di sparire: «Ho preso una decisione che era ormai inevitabile». E’ il 25 marzo del 1938. Tutto sembra far pensare a un suicidio: allusioni in questo senso sulle lettere indirizzate al direttore del Regio Istituto di Fisica Antonio Carrelli e alla famiglia e la scomparsa improvvisa convincono l’opinione pubblica.
Con la data del 26 marzo arriva però un’altra lettera, da Palermo «Il mare mi ha rifiutato e ritornerò domani» ma nessuno dei suoi amici o familiari lo vedrà più.
Sembra quasi un «giallo», ma è il mistero reale della vita di uno dei più grandi geni della fisica italiana e mondiale. Lo stesso Enrico Fermi che lo ebbe come collaboratore lo colloca un gradino più in alto degli altri e perfino di se, «ma poi ci sono i geni, come Galileo e Newton, ebbene Ettore Majorana era uno di quelli» ebbe a dire un collega. Questo accade quando si venne a sapere della sua scomparsa. In precedenza Fermi e la commissione che presiedeva, nell’assegnarli la cattedra di fisica teorica, si espresse riconoscendo «la posizione scientifica assolutamente eccezionale» e dichiarandolo addirittura fuori concorso «per alta e meritata fama». La straordinarietà della mente di Majorana risulta evidente  quando si consideri che i risultati da lui ottenuti nei pochi anni in cui si occupò di fisica sono ancora attuali e che tutte le sue predizioni fatte in via teorica si dimostrarono poi  vere alla prova dei fatti. Essendo estremamente critico verso se stesso doveva essere sempre certo dei risultati che otteneva; non permetteva altrimenti che venissero pubblicati. Per questo motivo molti dei suoi lavori sono rimasti ignoti. Per questa stessa ragione, forse, scomparve, essendo le particelle subatomiche al suo campo di studi, qualcuno ritiene che la vicenda sia legata al rifiuto delle armi nucleari, di cui aveva previsto l’avvento Recami invece non ne è convinto; basata sull’analisi delle lettere e sulle testimonianze raccolte in famiglia e dai colleghi fisici, una nuova ipotesi viene da lui avanzata in questo saggio. L’autore ricostruisce quel lato di Majorana meno noto: la sua personalità e il suo carattere di cui si conosceva ben poco. L’insieme di questi fattori getta una nuova luce su questi fatti, ancora circondati da un alone di mistero.
L’affetto e la stima tangibili dell’autore per il celebre fisico sono dell’altra parte una garanzia  della serietà del lavoro e perciò anche delle deduzioni che vengono riportate. Questo saggio è l’esito di un lavoro rigoroso, da scienziato, quale è Erasmo Recami, completo di tutti i dati pazientemente e puntigliosamente raccolti e messi a disposizione del lettore.
Il commento appassionato dell’autore guida a conoscere la famiglia, l’uomo e il fisico e ci mostra le tenui prove che screditerebbero l’ipotesi di un suicidio.
Forse Majorana si rifugiò in Argentina, ma non vogliamo togliere al lettore il piacere di farsi una propria opinione. Un saggio molto convincente per tutti quelli che vogliono conoscere la vicenda umana e scientifica di Ettore Majorana e per chi ammira o, come me, ha imparato ad ammirare questo personaggio.


l’Unità, sabato 5 agosto 2006, pag. 22

Ettore Majorana come Mattia Pascal?

di Pietro Greco

ANNIVERSARI A cento anni dalla nascita del grande fisico resiste il mistero della sua scomparsa avvenuta nel 1938. Volontà pirandelliana di sparizione, o suicidio motivato da forte disagio esistenziale? Ecco le ipotesi più accreditate

Il 5 agosto 1906, cento anni fa, nasceva a Catania Ettore Majorana. Enrico Fermi lo considerava un genio assoluto, come Einstein, Newton o Galileo. Leonardo Sciascia lo considererà (anche) un «caso», il protagonista di un giallo.
Il genio assoluto non ha avuto il tempo di esprimersi. Il giallo non è stato mai risolto. È forse per questo che, a cento anni dalla nascita e a sessantotto dalla scomparsa, Ettore Majorana è capace di suscitare ancora interesse e curiosità tra i fisici come nel grande pubblico.
Sulla genialità, tanto precoce quanto largamente inespressa, di Ettore Majorana non ci sono davvero dubbi. D'altra parte il giovane nasce in una famiglia piuttosto straordinaria. Si dice che i Majorana discendano da Iulius Valerius Maioranus, proclamato imperatore romano d'Occidente nel 457 a Ravenna. Fonti più recenti e attendibili ci parlano di alcuni Majorana piuttosto attivi e famosi nel XVII secolo: Fulvio patrizio e giureconsulto a Napoli; Piero, giureconsulto a Palermo; Salvadore, poeta anch'egli a Palermo.
Ma, come scrive Erasmo Recami, il «vero antenato» di Ettore è il nonno: Salvatore Majorana Catalabiano. Nato la vigilia di Natale del 1825 a Militello Val di Catania, autodidatta. Ma giurista insigne, difensore di patrioti risorgimentali contro i Borboni, deputato della Sinistra nel Parlamento di Roma e infine due volte ministro con Agostino Depretis, capace di tenere botta alla voglia di strapotere delle banche nella giovane Italia di fine Ottocento.
Salvatore Majorana Catalabiano ha sette figli, di cui due donne - Elvira ed Emilia - che, come usa all'epoca, si sposano e non hanno molta possibilità di esprimersi fuori dalle mura domestiche. Tra i cinque figli, invece, si contano ben tre rettori di università (quella di Catania), un fisico sperimentale che salirà sulla cattedra di Augusto Righi a Bologna e Fabio Massimo, ingegnere e poi fisico, fondatore della prima società telefonica di Catania.
II figlio di Salvatore che ottiene più successo è certo Angelo: rettore già a 29 anni, ministro a 38. Purtroppo muore a soli 44 anni.
Ma è Fabio Massimo quello che ci interessa di più: perché è lui il papà di Ettore.
In ogni caso è in questa famiglia dell'alta borghesia intellettuale siciliana, progressista per indole e cultura, farcita di precoce genialità, che - quarto di cinque figli - nasce Ettore. Precoce, naturalmente, anche lui. A quattro anni, si racconta, è capace di moltiplicare a mente e in pochi secondi numeri di tre cifre: intrattenendo così - tra stupore, divertimento e ammirazione - la gente di casa e gli eventuali ospiti. Quando qualcuno gli chiede di eseguire un calcolo, Ettore pronto si infila sotto un tavolo e in pochi secondi fornisce la risposta.Giusta.
A sette anni è già uno scacchista piuttosto bravo: le sue gesta vengono raccontate sulle pagine di cronaca dei giornali locali.
La propensione del ragazzo per la matematica e la logica, tuttavia, va ben oltre queste esibizioni. Ettore non è certo un fenomeno da baraccone. Se ne accorge nei primi mesi del 1928 Enrico Fermi la prima volta che lo incontra. Fermi è un giovane professore di fisica - il primo a salire in Italia su una cattedra di fisica teorica. Con il decisivo appoggio di Orso Mario Corbino e la collaborazione del collega e amico Franco Rasetti, sta cercando di creare a Roma, presso l'Istituto di via Panisperna, una scuola di fisica in grado di competere con le migliori del mondo. Sta cercando giovani validi. Un giovane studente di ingegneria, Emilio Segrè, riesce a organizzare un colloquio tra Fermi e Majorana, anch'egli studente a ingegneria.
Enrico Fermi illustra le attività del gruppo e gli mostra una tabella, frutto di un metodo statistico per la determinazione di alcune proprietà dell'atomo, che lo ha impegnato in calcoli per un'intera settimana. Majorana la guarda, senza dire nulla. Poi torna a casa. Lavora la notte intera. Elabora a sua volta una tabella. L'indomani si ripresenta a via Panisperna, chiede di vedere la tabella di Fermi e prende atto che i risultati sono i medesimi. Solo che Ettore, sapendo poco di fisica, ha ottenuto quei risultati in poche ore e con un metodo matematico molto più elegante.
Il giovane siciliano decide che Fermi è in gamba e si trasferisce da ingegneria a fisica. Il 6 luglio 1929 si laurea col massimo dei voti e discutendo una tesi sulla meccanica dei nuclei radioattivi. Ha già pubblicato il suo primo lavoro, con l'amico Giovannino Gentile (figlio di Giovanni, il famoso filosofo e ministro di Mussolini). Nel 1932 Ettore Majorana ottiene la libera docenza in fisica teorica. L'anno dopo è in Germania, con un altro dei giovani geni della fisica del Novecento: Werner Heisenberg.
In questi anni Ettore lavora con i ragazzi di via Panispema, ma sempre in una posizione piuttosto defilata. Dopo il ritorno dalla Germania la sua voglia di isolarsi cresce, fino a raggiungere livelli patologici. Si interessa di fisica statistica e, poi, di fisica nucleare avendo introiettato profondamente il formalismo e i principi della nuova meccanica quantistica. Non c'è nessuno - dice Fermi - capace come lui di affrontare un problema con logica astratta e risolverlo con matematica elegante. È, appunto, un fisico teorico con il carattere dei grandissimi. Ma pubblica poco. I suoi lavori, in tutto, non saranno più di dieci (l'ultimo, sul valore delle leggi statistiche nelle scienze sociali, sarà pubblicato postumo). Alcuni, soprattutto quelli, fondamentali, che riguardano le forze nucleari come forze di scambio e il doppio decadimento beta, sono ancora oggi attuali. I fisici parlano ancora di «neutrini di Majorana» e di «forze di Majorana».
Nel 1938, con una procedura originale inventata ad hoc, gli viene assegnata «per meriti straordinari» la cattedra in fisica teorica presso l'università di Napoli. Ma è nella città partenopea che la vicenda del genio - largamente inespresso - della fisica si chiude e inizia il giallo. Nella notte tra il26 e i 27 marzo - infatti - Ettore Majorana scompare. Il giorno precedente ha preso un traghetto da Napoli a Palermo. Le ultime testimonianze documentali confermano la sua presenza il giorno 26 nella città siciliana. Poi più nulla. Il corpo non è mai stato ritrovato.
Come è scomparso?
E perché?
Sono queste le domande che arrovellano la mente non solo dei familiari e degli amici. Ma poi anche dei biografi, letterati, giornalisti e opinione pubblica. Nasce il mito - per dirla con Luisa Bonolis - del genio scomparso (Majorana. Il genio scomparso Le Science, 2002). Un mito che dura tuttora, accompagnando - talvolta sovrastando - la figura del fisico.
Tre, in buona sostanza, le ipotesi in campo. Ve le proponiamo in un ordine arbitrario che riteniamo di crescente verosomiglianza.
l. L'ipotesi Sciascia. Una delle ipotesi, quella più inverosimile, è stata formulata da Leonardo Sciascia in un libro - La scomparsa di Majorana - pubblicato da Einaudi nel 1975. Secondo lo scrittore siciliano Majorana si è nascosto, probabilmente in Argentina, perché ha intuito che nel nucleo del l'atomo risiede una forza in grado di perdere l'umanità e lui non vuole dar alcun contributo a scoprirla e a tirarla fuori. Ettore, inoltre, avrebbe (con lettere e svariati indizi sapientemente lasciati) deliberatamente cercato di avvalorare la tesi del proprio suicidio, in modo da impedire che qualcuno cerchi di ritrovarlo.
L'ipotesi di Sciascia non ha alcun fondamento storico: non ci sono prove che Majorana si sia nascosto; non ci sono prove che abbia intuito - sette anni prima - le tragedie di Hiroshima e Nagasaki; non ci sono prove che abbia voluto scindere le sue responsabilità da quelle della fisica. Quella di Sciascia è un ipotesi letteraria formulata da un grande letterato. Per questo risultano piuttosto esagerate e ingenerose le critiche che gli sono state rivolte, soprattutto dall'ambiente dei fisici italiani.
2. L'ipotesi Recami. Erasmo Recami è un fisico teorico che per anni ha cercato di ricostruire la vicenda Majorana. Di fatti è il suo biografo più documentato (leggere, per credere, Il caso Majorana, pubblicato prima presso Mondadori, nel 1991, poi presso Di Renzo Editore, nel 2000). Anche Recami sostiene che Majorana è volontariamente scomparso, rifugiandosi con ogni probabilità in Argentina. Ma i motivi non sarebbero da ricercarsi nella letteratura di Sciascia, quanto piuttosto nella letteratura di Pirandello. Majorana, giovane di straordinaria sensibilità, avrebbe voluto staccarsi da un mondo che, come un puparo di Pirandello, gli chiede troppo - dimostrarsi un genio, comportarsi da professore universitario - con troppo conformismo. Recami ricostruisce la vicenda di Majorana con grande precisione. Il suo lavoro di ricerca ha dato frutti preziosi (per esempio quegli Appunti inediti di Fisica teorica pubblicati, nei giorni scorsi, da Zanichelli e curati da Salvatore Esposito oltre che dallo stesso Recami). E tuttavia, ancora una volta mancano prove certe che la vicenda sia andati proprio così.
3. La constatazione Amaldi. Edoardo Amaldi era uno dei ragazzi di via Panisperna. Un amico di Ettore, con cui Ettore si confidava. Amaldi è stato il primo a ricostruire la vicenda scientifica e anche umana di Majorana in un libro (La vita e l'opera di Ettore Majorana) pubblicato dall'Accademia dei Lincei nel 1966. Il fisico dà conto dei risultati dell'inchiesta svolta dalla polizia di Mussolini, che propongono la morte per suicidio: Majorana si sarebbe suicidato nella traversata di ritorno da Palermo a Napoli nella notte tra il 26 e il 27 marzo 1938. Come lasciano trasparire le lettere lasciate e numerose tracce.
Non esiste una prova decisiva, né a favore del suicidio, né a favore della fuga volontaria. Esistono molti indizi. E sono spesso discordanti. Ma quale che sia stata la decisione di Ettore, sostiene Amaldi, non resta che prendere atto dei suoi effetti. E rispettarla.
La constatazione di Amaldi - fatta propria da parte della famiglia - non risolve il giallo della scomparsa di Ettore Majorana e non dirada l'aura del mito intorno alla sua figura. Ma, a tutt’oggi, non c'è proposta migliore per ricordare il genio e avere riguardo dell'uomo.


Torna alle recensioni